|
Il lino era
fiorito: si era coperto di corolle celesti leggere come le ali di una
farfalla. Il sole lo accarezzava: o gni tanto una pioggerella leggera lo
rinfrescava, ma gli faceva bene, come fa bene il bagno ai bambini che,
dopo, sembrano ancora più belli. " Tutti coloro che passano dicono che è
un piacere guardarmi " sussurrava " sono molto cresciuto, e un giorno
diventerò una tela altrettanto bella. Come sono contento! " I pali dello
steccato scricchiolavano in tono ammonitore:
- Tu non sai che cosa sia la vita. La tua sta per terminare!
"Terminare già?" pensava il lino "Ah no! Il giorno sorgerà anche domani, e
sole e pioggia mi faranno sempre tanto bene!". Ma la vita stava per
cambiare davvero, perché vennero nel campo certi uomini che strapparono
brutalmente il lino dalla terra con le radici e tutto, poi lo immersero
nell'acqua come se volessero affogarlo, quindi lo passarono sul fuoco come
per abbrustolirlo: sembrava che tutti lo odiassero a morte! "Non può
sempre andare bene" pensava il lino "per acquistare un po' d'esperienza,
bisogna pur patire qualche cosa!". Ma sembrava che le sofferenza non
dovessero finire più: il lino venne battuto, sfilacciato, messo sul
filatoio, e in quel vorticoso turbinare non riusciva più nemmeno a
raccapezzarsi. "Sono stato troppo contento in passato " diceva a sé stesso
per consolarsi "bisogna essere riconoscenti del bene che si è goduto,
anche se non esiste più.". E ripeté queste parole fino a quando non fu
messo sul telaio e si trasformò in una bianca, magnifica pezza di tela.
"E' strano: sono diventato meraviglioso!" pensò " I pali dello staccato
sbagliavano quando dicevano: la tua vita sta per terminare! Sembrava,
invece, che incominci appena. Adesso tutti si preoccuperanno per me: le
donne di servizio mi espongono al sole, mi rimuovono e mi voltano ogni
mattino quando fanno il letto; e perfino la moglie del sindaco ha parlato
di me in pubblico affermando che non c'è in tutto il paese, una tela che
mi somigli." Un bel giorno la tela di lino fu messa sulla tavola di casa,
e a forza di forbici e di aghi divenne una bella dozzina di capi di
biancheria. "Anche se siamo dodici, possiamo considerarci uno solo" pensò
il lino "ci sono tante cose importanti, al mondo, che si contano a
dozzine! Almeno serviamo a qualcosa. E' il destino più bello che avessi
mai potuto sperare! Ah, che consolazione!" Il tempo passò, e a lungo
andare i dodici capi si logorarono. "Avrei potuto durare un po' più a
lungo" pensava ciascuno di loro "ma non si deve pretendere l'impossibile!
Più che vecchi non si campa." E infatti furono stracciati e ridotti in
brandelli; conclusero, rassegnati, che per loro era finita. E invece no:
furono portati al macero, sfilacciati, triturati, impastati… e divennero
una splendida carta di lusso, bianca e levigata.
- Che meravigliosa sorpresa! - disse la carta - Ora sono diventata proprio
una cosa nuova e qualcuno scriverà su di me.
E infatti sulla carta furono scritte tante novelle che la gente aspettava
con ansia perché quelle storie rendevano gli uomini migliori; e questa era
davvero una benedizione. "Non avrei mai immaginato" pensava il lino "che
un giorno avrei potuto diffondere fra gli uomini saggezza e consolazione.
Quando ero una povera pianticella del campo credevo che la mia vita fosse
giunta al suo termine, come dicevano i pali dello steccato: e invece ogni
mio fiorellino azzurro è diventato un pensiero gentile e duraturo: ora mi
manderanno in giro per il mondo. Chi può essere più contento di me?".
Invece la carta di lino non fu mandata per il mondo, ma portata in
tipografia, dove le parole furono stampate su tanti fogli, riuniti, poi,
in libri. "Meglio così" si consolò la carta "io resto tranquillamente a
casa, rispettata come una vecchia nonna, e per il mondo vanno le parole
che furono scritte sopra di me. Innumerevoli persone, così, le
leggeranno". La carta di lino fu riunita in un pacco messa in uno
scaffale. "Dopo tanta attività, è dolce il riposo" pensava "posso meditare
in pace. E adesso, che cosa mi capiterà?". Un giorno quella carta
preziosa
fu gettata nel camino. Non si poteva assolutamente permettere che finisse
dal droghiere per avvolgere il riso o gli spaghetti! Tutti i bambini di
casa sedettero intorno al focolare per vedere la bella fiammata. Le lingue
di fuoco erano alte, più alte della pianticella di lino e la loro luce era
bianca e abbagliante, più bianca della candita tela. In un momento tutte
le parole dello scritto bruciarono e diventarono incandescenti.
- Adesso salirò dritta fino al cielo - disse una voce in mezzo a quella
vampata.
E mille piccole creature invisibili corrispondenti ai fiori del lino,
danzarono sulla carta che si trasformava in cenere. Le impronte infuocate
restavano dove esse avevano posato i loro piedini. I bimbi di casa erano
felici di guardarle e cantavano:
- La canzone è finita…
- No - rispondevano le creaturine invisibili - la canzone, come la vita,
non finisce mai, e la storia è bella appunto per questo!
I bambini ascoltavano attenti, senza però riuscire a capire il vero
significato di quelle parole. Ma che cosa importava? I bambini non possono
capire tutto.
di H. C. Andersen |